Non sottovalutare l’ energia che può sprigionare un orsetto gommoso
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A quanto pare l’ incredibile reazione è tra lo zucchero del nostro orsetto e una sostanza chiamata Potassio Clorato (traducendo dall’ inglese). Qualcuno che ha studiato chimica sa dove lo vendono?
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Il clorato di potassio è il sale di potassio dell’acido clorico.Si ottiene industrialmente per ossidazione elettrolitica dei cloruri, mentre in laboratorio può essere ottenuto per parziale dismutazione degli ipocloriti, in particolare: svaporando all’ebollizione la comune candeggina riducendone il volume a 1/8 del primitivo. A temperatura ambiente si presenta come un solido bianco inodore, poco solubile in acqua fredda. Mescolato con sostanze combustibili forma miscele infiammabili e facilmente esplosive, si decompone più facilmente e più regolarmente in presenza di ossidi e perossidi metallici, specie di transizione, tanto che nella preparazione dell’ossigeno in laboratorio il clorato di potassio si mescola con un piccolo quantitativo di biossido di manganese. È un composto nocivo. È un forte agente ossidante che viene usato per fabbricare fiammiferi, fuochi artificiali ed esplosivi di modesta potenza. A causa della facilità con cui si decompone, nella moderna pirotecnica tende sempre più ad essere sostituito con il perclorato potassico, piu ricco di ossigeno ma molto più stabile e meno sensibile. Notoriamente pericolose le sue miscele con zolfo non tanto per la sensibilità al calore e all’attrito, quanto per la facilità con cui lo zolfo di queste miscele tende a accendersi spontaneamente a causa della grande tendenza ad ossidarsi superficialmente ad acido solforico, ad opera dell’aria e della luce oltre che di agenti ossidanti come appunto i clorati; acidità che può essere già posseduta dallo zolfo prima di essere miscelato, specie se trattasi di fior di zolfo (zolfo sublimato in stato di grande suddivisione).
In passato è stato utilizzato come antisettico del cavo orale, ed anche nella fabbricazione di vecchie e pericolose miscele per fiammiferi, miscelato con zolfo o zucchero e fissato sulla capocchia veniva acceso quando intinto nell’acido solforico concentrato, che determina la liberazione di acido clorico, energico ossidante che istantaneamente incendia lo zucchero